Continua il percorso tra i luoghi cartografici: le tavole policrome di Via dei Fori imperiali
Continuando a passeggiare lungo via dei Fori Imperiali chi non ha mai notato la carte geografiche in marmo policromo sul muro perimetrale della Basilica di Massenzio?
Carte geografiche sui muri della Basilica di Massenzio - 1934
Via dei Fori Imperiali, che va da piazza Venezia a piazza del Colosseo fa parte sia del Rione Monti che del Rione Campitelli, questa via è nata dallo sventramento nel periodo fascista di una zona all'epoca molto urbanizzata e sorta a ridosso delle zone archeologiche dei Fori e del Colosseo e che risaliva al Rinascimento. Essa aveva lo scopo di essere un ampio viale per le parate militari. Dopo questo intervento che divise in due una delle zone più importanti di Roma, (l'area dei Fori Romani da quella dei Fori Imperiali) risultando così più difficile inquadrare al meglio la zona dei Fori. Qui sorgeva un quartiere che sopravvisse fino all'avvento del periodo fascista, con edifici addossati anche su antichi muri romani, templi e colonnati, conservatisi nonostante le distruzioni effettuate nei secoli, con l'estrazione di materiali sfruttati per altre costruzioni. Solo nei primi anni dell'Ottocento si iniziano ricerche archeologiche nella zona dei Fori, ed alla fine il tutto culminò con una massiccia operazione di rimozione dell'intero quartiere che venne effettuato tra il 1924 ed il 1932 per l'apertura di "via dell'Impero". In questa occasione furono distrutti, oltre alla collina Velia, decine di migliaia di metri cubi di antichità romane e fu rasa al suolo un'intera zona cinquecentesca con le sue chiese, i suoi palazzi ed orti.
L'idea era quella di realizzare un nuovo asse viario che dovesse contribuire a fluidificare il traffico automobilistico in aumento e a collegare più velocemente il centro di Roma con le nuove aree in espansione. Il concetto di modernità era un'idea cara al regime che desiderava rendere Roma più attraente, maestosa e cosmopolita. La nuova Roma fascista doveva preservare la monumentalità antica e, al contempo, aprirsi al moderno, ad un’esigenza urbanistica proiettata verso il futuro e verso il progresso.
Dopo il 1945 fu suddivisa e rinominata in via dei Fori Imperiali nel primo tratto, poi piazza del Colosseo, via di S.Gregorio (dall'Arco di Costantino fino al Circo Massimo) ed infine via delle Terme di Caracalla. Tra il 1932 ed il 1933 vennero posizionate lungo questa via quattro statue in bronzo (perfette riproduzioni degli originali, in marmo, conservati alcune in Campidoglio ed altre in Vaticano) di quattro Imperatori Romani, poste dinanzi ai corrispettivi Fori: Cesare, Traiano, Ottaviano Augusto e Nerva
Il progetto originario della nuova strada prevedeva una deviazione coincidente con la collina della Velia. Ma gli uffici tecnici del Governatorato di Roma, rivedendo e modificando il piano di lavoro fin lì stabilito, decise di optare per un percorso più lineare: un rettilineo che unisse il monumento alla patria del Vittoriano con il Colosseo. Lo ricorda lo stesso Antonio Muñoz, l’architetto che per volere del Governatore Boncompagni Ludovisi ricoprì la carica di direttore della X Ripartizione ‘Antichità e Belle Arti’ e che realizzò i pannelli marmorei con le carte geografiche attestanti l’espansione dell’Impero Romano. Via dell’Impero, quindi, fu costruita in rettilineo, 900 metri di lunghezza e 30 di larghezza.
Il 21 aprile del 1934 Mussolini inaugura le tavole geografiche sull’espansione romana e Via dell’Impero.
La distruzione del quartiere Alessandrino si concluse soltanto nel 1936, quando Via dell’Impero era già stata aperta ed inaugurata da quattro anni. Gli abitanti, rimasti senza alloggio, vennero trasferiti obtorto collo nelle nuove borgate edificate a Val Melaina, Primavalle, Via Vitellia e Tor Marancia. Dagli scavi effettuati vennero portati alla luce resti murari di epoca romana, decorazioni pittoriche, lastre marmoree, statue e materiali ceramici. La scoperta più particolare fu quella delle ossa fossili di un elephas antiquus italicus, un elefante che popolava l’area europea durante il Pleistocene (550.000-120.000 anni fa).

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